di Luigi Sorrentino

(articolo pubblicato in “Il Pappagallo”, anno XXIII, n. 421, aprile 2019, p. 9)

Nel 2010, a seguito dell’approvazione del bando di assegnazione dei lotti nella seconda area PIP comunale, il Gruppo Archeologico Terra di Palma con fax del 13/12/2010 chiese alla Soprintendenza di vincolare l’inizio dei lavori, per permettere l’esecuzione di indagini archeologiche preventive, considerato che il territorio compreso tra località Balle o Valle e Novesche dal1972 aveva già restituito notevoli testimonianze archeologiche: facies di Palma Campania, vasta necropoli con tombe databili dal periodo sannitico alla tarda età romana, tracce di aratura nel periodo compreso tra l’eruzione pliniana delle Pomici di Avellino e quella sub pliniana del 472 d.C., condotti dell’acquedotto Augusteo (vedi studi pubblicati da C. Livadie, A. Marzocchella, E. Laforgia, N. Castaldo, M. A. di Vito, S. de Vita, E. A. Stanco, G. Vecchio, V. Sampaolo e L. Sorrentino).

In particolare si ricorda che in località Novesche (quota 40 slm), nella cava D’Ascoli, fino a qualche mese fa sottoposta a sequestro da parte della magistratura, nel 1993 furono trafugate due tombe a cappuccina ed emersero anche strutture murarie intonacate, parzialmente distrutte, appartenenti di certo ad una villa rustica del periodo romano, abbandonata prima dell’eruzione di Pollena (vedi L. Sorrentino, Antichità a Palma Campania, 1996, p. 49-50). Successive ricognizioni, inoltre, accertarono la presenza di resti di un piano di pietre calcare, forse riconducibile ad una strada romana lastricata, oltre a diverso materiale di interesse archeologico come ceramica comune, cocciopesto, laterizi, intonaci e sigillata italica, raccolto in due cassette ora conservate presso i depositi della Soprintendenza a Nola.

Sempre nella stessa località (quota 51 slm) furono rinvenuti, durante lo sbancamento per la costruzione di un fabbricato civile, due condotti dell’acquedotto romano (forse la diramazione che portava acqua all’antica Pompei), una tomba a cassa di tufo dipinta con decori a fasce e contenente un corredo funerario con vasi a vernice nera (vedi N. Castaldo, Territorio e archeologia…, p. 107, 2017).

In questa area ora stanno sorgendo diverse strutture produttive e le relative opere sono condotte senza alcun controllo archeologico preventivo o di assistenza durante gli scavi, con il rischio certo di vedere distrutte importanti testimonianze storiche del territorio. È ora che i cittadini palmesi insieme alle istituzioni preposte inizino a prendere coscienza e consapevolezza di un importante insediamento abitativo nel periodo preromano nell’area a valle del nucleo di Castello, in località Toppa d’Aiello, forse seppellito da inondazioni conseguenti a qualche eruzione avvenuta verso la fine del III secolo a.C., come già ipotizzato nel 1890 dal topografo archeologo tedesco, Julius Beloch, cui è da collegare l’estesa necropoli che occupa decine e decine di ettari dalla località Balle o Valle fino alla località Novesche. Bisogna rendersi conto che il rinvenimento di preesistenze archeologiche nel territorio non blocca assolutamente piani di sviluppo o attività produttive. La normativa vigente in materia consente, una volta recuperato il bene archeologico, di liberare l’area da qualsiasi vincolo e di continuare la realizzazione degli interventi previsti.

Nascondere i rinvenimenti occasionali o distruggerli per evitare ingerenze della Soprintendenza Archeologica significa eliminare per sempre la testimonianza di un pezzo di storia del nostro territorio, annullare per sempre un riscatto storico e culturale nei confronti delle altre comunità limitrofe che vantano origini e storia più celebrate e rubare una parte significativa del patrimonio comune dei beni culturali alle future generazioni.

È opportuno che nell’area PIP di località Novesche tutte le istituzioni interessate favoriscano l’avvio di interventi di archeologia preventiva per tutelare e salvaguardare le preesistenze di interesse archeologico ivi custodite. Il G. A. Terra di Palma, sempre animato da spirito di volontariato, si rende disponibile a collaborare con tutti i livelli istituzionali per la salvaguardia del bene storico comune.

Foto in alto: Struttura muraria con intonaco del periodo romano dalla località Novesche- cava D’Ascoli.

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