di Gianpaolo Sorrentino

(estratto adattato, senza la trascrizione integrale dei documenti e la maggior parte delle note, dell’articolo Nuova denominazione di alcuni Comuni nel distretto di Nola dopo l’Unità d’Italia pubblicato in “ADTEGLANUM. Quaderni di archeologia, storia e cultura“, n. 1- 2014, l’arcael’arco edizioni, pp. 43-59)

Quando, il 17 marzo 1861, il Parlamento subalpino proclamò Vittorio Emanuele II Re d’Italia dopo meno di un anno dalla partenza da Quarto della spedizione dei Mille [avvenuta il 5 maggio 1860, N.d.A.] guidata da Garibaldi, il nuovo Regno dovette fare subito i conti con numerosi problemi, generati dalla nuova costituzione, e con quelli ereditati dal vecchio Regno di Sardegna e dagli altri Stati appena annessi [sui problemi che attanagliarono il distretto di Nola in quegli anni si veda SORRENTINO 2010 e relativa bibliografia, N.d.A.]. Fin dall’inizio fu chiaro che un ruolo molto importante in questa travagliata fase sarebbe stato svolto dalle amministrazioni locali [prefetture, sottoprefetture e comuni, N.d.A.], che avevano il delicato compito di eseguire ufficialmente le decisioni prese dal Re e dal Governo. Pertanto, era fondamentale che le comunicazioni tra le varie amministrazioni fossero frequenti e rapide per intervenire prontamente lì dove era necessario.

Perciò non dovette passare del tutto inosservato il foglio del 20 maggio 1862  firmato dal Prefetto della Provincia di Terra di Lavoro, Carlo Mayr, e indirizzato al Ministero dell’Interno (Segretario Generale) Torino, [citazione dal foglio medesimo, N.d.R.] avente per oggetto la proposta di denominazione del Comune di S. Felice in S. Felice a Cancello.

[Nell’articolo originale segue la trascrizione integrale del foglio].

Tale proposta, trasmessa al prefetto della Provincia di Terra di Lavoro il 14 maggio 1862, di per sé non era del tutto nuova al Ministero. Già altri Comuni – soprattutto del Meridione – per motivi diversi stavano presentando richieste simili. Negli stessi giorni, infatti, anche il Comune di Masserie in Provincia di Terra di Lavoro aveva espresso voto affinché «… a questo nome, poco consono per un comune, [… poiché…] in questa prov.a per Masseria intendersi una tenuta di campagna, ed anche un semplice terreno seminato a grano, si sostituisca l’altro di S. Marco Evangelista, che aveva nel 1812…» [ASCe, fasc. 5583, vol. I, n. 4912, foglio del 20 maggio 1862 Masserie / Voto del Consiglio Municipale per cambiare il nome del comune]. E diversi giorni dopo il Comune di Schiavi di Formicola – sempre nella stessa Provincia – chiedeva di denominarsi Liberi, perché col Risorgimento erano stati liberati dalla schiavitù borbonica. Quello che, però, interessò il Ministero dell’Interno fu la motivazione che aveva spinto il Comune di S. Felice a richiedere la nuova denominazione. A quel tempo, infatti, la maggior parte delle comunicazioni avveniva per posta, sistema adottato anche dalle amministrazioni nazionali e locali. Se, quindi, a causa dell’omonimia tra uno o più Comuni, «… le corrispondenze […] per errore vanno altrove dirette…» [citazione del foglio trascritto integralmente nell’articolo originale, N.d.R.], è evidente che quella motivazione rivelava un problema molto più serio del semplice disagio postale, poiché lo scambio e/o il ritardo della corrispondenza poteva creare equivoci e rallentamenti nelle funzioni amministrative. È difficile capire solo attraverso i documenti conservati nell’Archivio di Stato di Caserta se fossero giunte al Ministero segnalazioni come quella del Comune di S. Felice provenienti anche dagli altri territori peninsulari e insulari del Regno d’Italia. Tuttavia è indubbio che lo stesso Ministero abbia iniziato a preoccuparsi di questo problema proprio in quel periodo quando poco alla volta cominciavano a pervenire al Segretario Generale le varie richieste di denominazione.

Ben presto, quindi, il Ministero si rese conto che il problema dell’«Identità della Denominazione di Diversi Comuni» [ASCe, fasc. 5583, vol. I, circolare ministeriale numero 12783] era così esteso e importante, da costringerlo ad emettere una circolare datata 30 giugno 1862, firmata dal Segretario Generale, Vincenzo Capriolo, e spedita a tutti i Prefetti del Regno.

[Nell’articolo originale segue  la trascrizione integrale della circolare].

Per ovviare a tale problema, nella circolare il Ministero consigliava ai Comuni omonimi di deliberare una modifica o un cambiamento del nome comunale. Si trattava di una soluzione facile e rapida da adottare, che forse fu ispirata proprio dalla delibera del Comune di S. Felice, che chiedeva «… di aggiungere al Comune medesimo la particella a Cancello, ovviando così l’inconveniente…» [estratto del medesimo foglio trascritto integralmente nell’articolo originale, N.d.R.].

I Comuni indicati nel margine della circolare ministeriale inviata alla Prefettura della Provincia di Terra di Lavoro erano 61. Il Prefetto si attivò immediatamente, inviando il 14 luglio a tutte le Sottoprefetture e ai rispettivi Sindaci un’analoga circolare a stampa.

[Nell’articolo originale segue la trascrizione integrale della circolare].

Al giorno successivo è datata, invece, la risposta del Prefetto al Segretario Generale, con la quale informava di aver emesso la su trascritta circolare ai Sottoprefetti e si chiedeva di fargli «… conoscere se per le novelle deliberazioni sia da serbarsi lo stesso sistema o debba invece rassegnare prima al Ministero…» [ASCe, fasc. 5583, vol. I, n. 14506, Identità della denominazione di diversi Comuni / Risposta alla ministeriale del 30 giugno scorso / – Segret.° Generale – Devis.e 4a – Sez.e 1a / n. 12783]. Per lo stesso sistema s’intendeva quello che il Segretario Generale aveva disposto in due precedenti fogli datati 7 giugno, nei quali si rispedivano al mittente le delibere dei Comuni di Masserie, S. Felice e Schiavi di Formicola «… perché a senso dell’art.° 168 della legge 23 8bre 1859, sia sentito sulla proposta denominazione di quel Comune il Consiglio Provinciale, nella sua prima convocazione, inviando poi la pratica a questo Ministero per le sue provvidenze…» [ASCe, fasc. 5583, vol. I, n. 10946, S. Felice – Voto per l’addizione delle parole a Cancello, e n. 10951, Schiavi – Cambiamento di nome]. Le due procedure erano difformi tra loro e la circolare del 30 giugno non chiariva come comportarsi con i precedenti casi di denominazione. Chiarimento che arrivò il 31 luglio a chiusura di una lunga lettera  dove si comunicava che non fosse più necessario il parere del Consiglio Provinciale.

[Nell’articolo originale segue la trascrizione integrale della lettera]

Il dubbio era così sciolto. Tuttavia, l’annullamento delle precedenti disposizioni costringevano i Consigli Comunali che si erano già attivati per la denominazione a rifare tutto da capo.

Nell’Archivio di Stato di Caserta è conservato un foglio che riporta in alto a sinistra «Al Sig. Sindaco di», appena sotto «Elenco della prefettura» e sotto ancora una tabella, disegnata a mano, a cinque colonne su cui sono incasellati i Comuni segnalati dal Segretario Generale secondo le rispettive Sottoprefetture di appartenenza (Circondari di Caserta, Nola, Gaeta, Sora e Piedimonte). Nella colonna della Sottoprefettura del Circondario di Nola sono segnati 6 Comuni [in ordine come compaiono nella tabella, dall’alto verso il basso, N.d.A.]: Carbonara, Palma, S. Paolo, S. Eramo [Comune che attualmente è diventata una frazione del Comune di Saviano, N.d.A.], Cumignano, Cisterna [in una nota dell’articolo originale sono riportati anche tutti i Comuni delle altre Sottoprefetture, N.d.R.]. Il primo a rispondere all’appello del Prefetto di Terra di Lavoro fu il Comune di Cisterna con un foglio del 26 agosto a firma del Sindaco, Paolo Nappo, e indirizzato direttamente alla Prefettura, al quale era allegata la delibera.

[Nell’articolo originale segue la trascrizione integrale della delibera].

Il Prefetto spedì poi questa delibera al Ministero dell’Interno il 10 settembre 1862.

In generale, le delibere sulla denominazione dei Comuni sono molto simili tra loro, quasi tutte scritte in modo molto semplice e sintetico. In esse i Consigli si riuniscono spesso in sessione straordinaria e le decisioni avvengono all’unanimità (a volte, come in questo caso, a voti uniformi). Nella maggioranza dei casi la seduta presenta solo questo ordine del giorno e poco o nulla trapela sull’eventuale discussione che il provvedimento aveva provocato tra Consiglieri favorevoli e contrari. Tuttavia, occasionalmente, in alcune delibere compaiono brevi frasi o espressioni che sono indicative per interpretare lo spirito col quale era stato accolto il provvedimento o le motivazioni che determinarono una scelta piuttosto che un’altra. Nel caso specifico della delibera di Cisterna il rimarcare il nome del Comune – gli fu dato allorquando fu costruito [citazione della delibera trascritta integralmente nell’articolo originale, N.d.R.] – sembra celare un certo per il proprio passato e potrebbe essere l’indizio che la decisione sia stata più dibattuta di quanto potrebbe fare intendere la votazione all’unanimità.

E pur vero che il Comune di Cisterna fu uno dei primi a rispondere agli appelli del Ministero e del Prefetto, e ciò fa supporre una reale esigenza da da parte della maggioranza dei Consiglieri, che misero da parte le posizioni più critiche a favore dell’emissione della delibera all’unanimità. Alla fine il Consiglio Comunale di Cisterna scelse di ripristinare l’antico toponimo, come poi accadde per moltissimi altri Comuni del Regno.

Il 20 settembre il Sottoprefetto del Circondario di Gaeta spediva da Formia un foglio al Prefetto di Terra di Lavoro con la delibera con la quale si era deciso «… di cambiare la denominazione di Marzano in quella di Grottola, per non confondersi quel Comune con Marzano di Nola…» [ASCe, fasc. 5583, vol. I, n. 8359, Marzano – Mutamento di nomi del Comune]. Il Prefetto, preso atto dell’identità di nome tra i due Comuni, il 24 settembre scriveva al collega di Avellino pregandolo di «… dinotare quale deliberazione emetteva il Municipio di Marzano, posto nel Mondamento di Lauro, per metterla in confronto con l’altra del Municipio di Marzano di Gaeta…» [ASCe, fasc. 5583, vol. I, n. 8617, Richiesta di una deliberazione sul cangiamento di nome del Comune di Marzano].

Una prima risposta fu spedita dal Prefetto della Provincia del Principato Ulteriore il 2 ottobre dove comunicava al collega che «La deliberazione del Municipio di Marzano […] non ancora mi è pervenuta, e non appena mi sarà giunta, mi affretterò a trasmettergliela…» [ASCe, fasc. 5583, vol. I, n. 6211]. Il 7 ottobre  fu trasmesso un foglio [trascritto integralmente nell’articolo originale] in cui si legge che il Comune aveva deliberato di aggiungere al nome l’espressione di Nola.

Sulla vicenda della denominazione del Comune di Marzano, nell’Archivio di Stato di Caserta, sembra essersi conservato solo questo scambio epistolare tra i due Prefetti. Dalla Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia si ricava che la delibera fu emessa il 28 settembre e che il Comune fu autorizzato a cambiar nome con Regio Decreto [d’ora in poi R. D., N.d.A.] n. 934, firmato dal Re il 23 ottobre 1862 [in una nota dell’articolo originale è riportato la trascrizione integrale del decreto, N.d.R.]. La decisione di denominare il Comune di Marzano con la specificazione di Nola piuttosto che di Lauro, al quale apparteneva per mandamento, si giustifica con il fatto che il Municipio in passato era stato spesso identificato in quel modo. Ne è prova il già menzionato foglio del Sottoprefetto del Circondario di Gaeta del 20 settembre dove il Comune è citato proprio come Marzano di Nola. Tuttavia, non sempre la scelta degli appellativi topografici segue una logica analoga, ma spesso, come si vedrà in seguito, intervengono fattori più complessi.

Intanto, il 22 settembre fu spedita dall’Amministrazione Comunale di Santeramo [le due forme Santeramo/S. Eramo erano entrambe attestate nei documenti ufficiali, anche se la seconda sembrerebbe essere quella maggiormente adottata nei documenti comunali] alla Prefettura di Terra di lavoro direttamente un foglio a firma del Sindaco, che si onorava di consegnare «… in doppio l’estratto del Deliberamento emesso da questo Consiglio Comunale in sessione straordinaria sul mutamento del nome di questo Comune, cioè S. Erasmo in vece di Santeramo perché identico a Santeramo di Bari» [ASCe, fasc. 5583, vol. I, n. 350, 3° Off.° 1a Sez.e 14 Luglio n.° 6645 / Cambiamento di nome del Comune].

[Nell’articolo originale segue la trascrizione integrale della copia della delibera del Comune di S. Eramo].

Rispetto a quella di Cisterna, la denominazione del Comune era resa necessaria a causa dello «… scambio della corrispondenza ufficiale e particolare…» [estratto della delibera trascritta integralmente nell’articolo originale] per l’omonimia con il Comune barese. Il caso ricorda, quindi, quello di S. Felice e contribuisce a comprendere quanto fosse esteso ed importante il problema. Come per Cisterna, il Consiglio Comunale di Santeramo aveva deciso di optare per l’antico toponimo del Municipio, compiendo un’operazione di recupero della storia locale e nello stesso tempo favorire l’accettazione di una proposta governativa alla popolazione.

Tuttavia, non sempre le cose andavano nel verso giusto e ben presto la soluzione trovata dal Ministero iniziò a palesare alcuni difetti, dimostrandosi più superficiale di quanto non fosse all’inizio.

Ne fu vittima il Comune di Liveri che, a sorpresa e con evidente fastidio, si vide recapitare l’invito a cambiare nome dal Prefetto della Provincia di Terra di Lavoro e dal Sottoprefetto del Circondario di Nola. Convinto giustamente di essere vittima di uno spiacevole errore, il Sindaco di Liveri, Giovanni Nappi, il 25 settembre spedì una pronta risposta al Prefetto nella quale esprimeva le sue obbiezioni in proposito.

[Nell’articolo originale segue la trascrizione integrale della risposta del Comune di Liveri].

A questa risposta seguì un ulteriore foglio con il quale lo stesso Sindaco ribadiva che il Municipio «… non ha mai domandato …» [ASCe, fasc. 5583, vol. I, n. 173, 3 ottobre 1862,  Identità di denominazione di questo Comune] il cambiamento di nome.

È evidente che il tutto era iniziato dall’approvazione con frettolosa superficialità della denominazione di Schiavi di Formicola in Liberi, avvenuta senza ricorrere alle dovute e opportune verifiche, il che aveva poi finito per generare una nuova omonimia. Si trattò, perciò, di uno spiacevole inconveniente, in cui il Municipio di Liveri si trovò invischiato suo malgrado e che dovette essere comune ad altre regioni del Regno. La necessità di risolvere il problema aveva finito per crearne altri, come traspare dalle continue sollecitazioni esercitate dal Prefetto e dal Sottosegretario sugli alti Municipi, interessati dall’identità con altri Comuni. L’impazienza del Segretario Generale e del Ministro per i ritardi nell’emissione e nella trasmissione delle delibere ricadeva sulla collaborazione dei Consigli Comunali, spesso filogovernativi.  Ma fu proprio tale collaborazione a venir meno, non solo perché i Consigli erano impegnati in problemi molto più importanti e impellenti da risolvere, ma anche perché riluttanti, come la stessa cittadinanza che rappresentavano, nel cambiare o solo modificare il nome tradizionale del proprio Comune per orgoglio campanilistico.

Ulteriore testimonianza di questo clima d’impazienza è la circolare del’8 ottobre, firmata dal Consigliere Delegato del Prefetto, per conto del Prefetto stesso, e diretta a tutti i Sottoprefetti.

[Nell’articolo originale segue la trascrizione integrale della circolare].

I toni non sono certamente aspri, tuttavia è evidente il disagio e l’impazienza specialmente in quell’«… affrettarsi con valevoli offici…» [ASCe, fasc. 5583, vol. I, n. 8940, Identità di nomina di diversi comuni] diretto ai Sottoprefetti, ai quali si chiedeva di insistere nel pressare i Consigli Comunali inadempienti sulla denominazione del proprio Comune. Dei sei Comuni nella tabella, citata in precedenza, solo Cisterna e Santeramo avevano risposto all’appello del Prefetto e, pertanto, mancavano ancora le delibere di «Carbonara – Palma – S. Paolo – Cumignano» [idem].

L’esito della circolare non si fece attendere e il Sottoprefetto del Circondario di Nola poté rimettere al Prefetto le delibere dei Comuni di Carbonara e S. Paolo, spedite con due distinti fogli, datati rispettivamente 23 ottobre e 2 novembre.

A questo punto il 6 novembre il Prefetto spedì al Ministero la delibera del Comune di Carbonara e nello stesso giorno chiese al Sottoprefetto di Nola di fargli «… tenere un duplicato della deliberazione del consiglio Comunale …» [ASCe, fasc. 5583, vol. I, n. 10437, Per la novella denominazione del comune di Marzano / S. Andrea – S. Andrea Vallefredda / Carbonara – Carbonara di Nola / Pietramelara – Pietramelara / Vairano – Vairano Patenora] dello stesso Municipio, cosa che fece due giorni dopo.

[Nell’articolo originale segue la trascrizione integrale della delibera Comunale].

La delibera è interessante, perché in essa sono presenti i Consiglieri Emilio Sorrentini e Domenico del Genio, che il 7 luglio avevano dato le dimissioni denunciando «… sopprusi e illegalità commesse da questo Sig. Sindaco D. Raffaele del Genio e dal suo cugino D. Carlo Santorelli Consigliere …» [SORRENTINO 2010: 189]. A seguito di tali dimissioni, il Prefetto aveva ordinato al Sottoprefetto di svolgere alcune indagini sul Comune, che poi si conclusero con lo scioglimento dell’amministrazione comunale il 16 agosto 1862 e con la nomina di Vincenzo Barone di Marigliano a Delegato Straordinario del Comune. È probabile, quindi, che l’amministrazione sia stata ripristinata successivamente e comunque prima del 18 ottobre, in modo da poter emettere la delibera, altrimenti il documento aprirebbe un caso che meriterebbe di essere studiato più a fondo.

In questo sintetico documento non si fa nessun cenno a presunte omonimie con altri Comuni e nemmeno a particolari problemi di confusione di corrispondenza postale, com’era accaduto altrove. Piuttosto quel «… soddisfare i voti del Governo…» [ASCe, fasc. 5583, vol. I, senza numero (s. n.)] sembra voler affermare chiaramente che la denominazione fu richiesta su sollecito del Prefetto e non per particolari necessità o perché richiesta dalla comunità locale. La delibera non dice molto sulle motivazioni che portarono alla scelta della denominazione, ma è chiaro che si tratta di una situazione simile a quella di Marzano. Nonostante il Comune di Carbonara appartenesse al mandamento di Palma, infatti, la scelta era ricaduta su Nola. Eppure, a differenza di Marzano, geograficamente e soprattutto storicamente Carbonara aveva poco in comune con Nola, mentre nel recente passato il Municipio era identificato proprio con quello di Palma. La decisione, in questo caso, fu dettata molto probabilmente da fattori campanilistici piuttosto che storico-geografici. Il Comune, nato come Casale di Palma, solo da poco tempo si era affrancato, quando «… sotto il feudo dei Corigliano, nell’anno 1809, per un criterio di decentramento, il Casale di Carbonara fu distaccato da Palma ed elevato a Comune» [NAPPI 1990: 56]. Perciò l’appellativo Palma nella nuova denominazione fu considerato dal Consiglio Comunale una nuova ritrattazione e si optò per il riferimento a Nola.

Come per Carbonara il 18 novembre il Prefetto inviò la delibera del Comune di S. Paolo al Ministero e ne richiese al Sottoprefetto «… un duplicato della deliberazione del Consiglio Municipale […] per aggiunger all’attuale denominazione di quel comune la praticella Bel Sito» [ASCe, fasc. 5583, vol. II, n. 10437 Identità del nome de’ Comuni / Orta – Orta di Atella / S.Paolo –  S. Paolo Bel Sito / Castelluccio – Castelluccio di Sora / S. Donato – S. Donato Val di Comino].

[Nell’articolo originale segue la trascrizione integrale della delibera del Comune di S. Paolo Bel Sito].

Nonostante nella delibera si accenni agli equivoci postali come causa della denominazione del Municipio, tuttavia, non è riportato il Comune o i Comuni con i quali si sarebbe incorso in tali omonimie e non sono segnalati nemmeno lì dove s’afferma che «… è vero che altri Comuni si vocano pure S. Paolo…» [ASCe, fasc. 5583, vol. I, n. 8632, Deliberazione / 18 9bre / n. 10798]. Pertanto, quest’insolita incompletezza potrebbe far supporre che il Consiglio Comunale non fosse del tutto a conoscenza di tali omonimie, che non fossero stati rilevati particolari problemi a causa di esse e che anche in questo caso il provvedimento era stato preso non per reali necessità, ma solo su richiesta di disposizioni governative. Ci si rammarica, comunque, di non avere avuto a disposizione ulteriori informazioni sul dibattito che portò alla scelta di quel singolare appellativo, dato che la formula Bel Sito appare insolita rispetto agli altri riferimenti finora qui riscontrati. Evidentemente, non avendo trovato un elemento toponomastico storico o geografico apprezzato e condiviso da tutti e non volendo legare il proprio Comune ad altre città, come la contigua Nola, si preferì aggiungere un appellativo che doveva essere piuttosto familiare per quelle terre. Dalla fine del Settecento il paese era diventato luogo di villeggiatura dell’aristocrazia partenopea, attratta dalla bellezza del paesaggio, dal clima favorevole e dalla sua particolare posizione geografica, tra colli e pianure, facilmente raggiungibile dal Napoli. E doveva essere lo stesso anche nell’antichità, dal momento che il nome della vicina località Cicala etimologicamente deriverebbe dal greco ghé kalé «terra bella». Pertanto si potrebbe spiegare in questo modo l’originale scelta adottata dal Consiglio che comunque sottintende una forma di orgoglio campanilistico  nei confronti dei centri vicini più importanti.

Nel frattempo il Ministero dell’Interno volle far sentire ufficialmente la sua voce e il suo peso politico sulla questione dei Consigli Comunali inadempienti con una circolare a stampa del 21 novembre indirizzata ai signori Prefetti delle Provincie del Regno. [Segue, nell’articolo originale, la trascrizione integrale della circolare], dalla quale emerge l’imbarazzo per il protrarsi di una questione che non era solo locale, ma nazionale. Così l’iniziale proposta operativa per un inconveniente ben circoscritto stava diventando un problema, che sottraeva tempo ed energie a situazioni più importanti. Pertanto, nella circolare il Ministero più che esortare ad ultimare «… le pratiche relative alle denominazioni di Comuni per la fine del corrente anno…» [ASCe, fasc. 5583, vol. II, n. 20155, Identità di denominazione di molti Comuni del Regno / Circolare N.° 142], sembra quasi augurarsi che ciò avvenga, affinché la querelle non si protragga oltre il dovuto. Quel termine ultimo, infatti, non voleva essere un ultimatum da rispettare a tutti i costi, perché non comportava particolari provvedimenti lì dove non lo si fosse rispettato. Anzi il Governo si guardava bene dall’imporre eventuali sanzioni per questo problema, per non alimentare sentimenti di avversione nei suoi confronti e fomentare rivolte locali, che potevano sfociare nel brigantaggio.

Intanto il 25 novembre il Prefetto di Terra di Lavoro chiese al Ministero di «… trasmettere gli estratti de’ relativi decreti…» [ASCe, fasc. 5583, vol. II, n. 11040, Identità de nomi de’ comuni / Cisterna, Fratte, Prata, Macerata, S. Eramo, Schiavi di Sora, Capriata, Gioia] dei Comuni di S. Eramo e di Cisterna assieme ad altri sei appartenenti a diverse circoscrizioni della stessa Provincia che «… colla Gazzetta ufficiale del 18 8bre e 4 stante n.i 247 e 261 […] sono stati autorizzati a cambiare nome…» [idem]. È interessante notare come questi primi R. D. in materia di denominazione si riferiscano tutti a Comuni della Provincia di Terra di Lavoro quasi a sottolineare non solo il luogo in cui il problema è stato inizialmente evidenziato per prima, ma anche la Prefettura che si era maggiormente attivata sulla questione.

L’estratto del R. D. n. 866 di Cisterna, firmato dal Re «… in udienza del 21 settembre p. p. …» [ASCe, fasc. 5583, vol. II, n. 16969, Trasmissione di Estratti di R. Decreto per denominazione di Comuni], fu trasmesso il 4 dicembre dal Segretario Generale al Prefetto di Terra di Lavoro.

[Nell’articolo originale segue la trascrizione integrale del regio decreto in questione].

Quattro giorni dopo fu trasmesso al Prefetto di Terra di Lavoro anche l’estratto del R. D. n. 903 di Santeramo, firmato dal Re «… in udienza del 9 ottobre…» [idem] ed entrambi gli estratti furono inviati al Sottoprefetto di Nola l’11 dicembre «… pregandola di spedirli ai Sind.i rispettivi» [ASCe, fasc. 5583, vol. II, n. 4478, Identità di nomi di comuni / Sotto Pref.° di Piedimonte: Prata – Capriati – Gioia / Sotto Pref.° di Nola: Cisterna – S. Eramo].

Per il Distretto del Circondario di Nola mancavano solo le delibere dei Comuni di Cumignano e di Palma perciò il Prefetto, il 2 dicembre, s’affrettava a mandare l’ennesimo foglio al Sottoprefetto, pregandolo di «… sollecitarne lo invio in doppio esemplare…» [ASCe, fasc. 5583, vol. II, s. n., Identità di nomi di comuni / Sotto Pref.° di Circond.° di Nola: Palma – Cumignano / Sotto Pref.° di Circond.° di Gaeta: S. Giorgio / Sotto Pref.° Circond.° di Sora: Campoli – Fontana Palazzolo – S. Germiano – S. Ambrogio – Villa – Isola / Sotto Pref.° di Circond.° di Piedimonte: Valle di Prata] delle delibere comunali di quei Municipi.

Tuttavia solo il 22 dicembre, il Sottoprefetto di Nola poté finalmente onorarsi di trasmettere al Prefetto «… doppia copia di un verbale del Consiglio Comunale di Cumignano, relativo alla denominazione di quel Comune…» [ASCe, fasc. 5666, vol. III, n. 215, Cumignano – Denominazione]. [Il Comune nel 1909 cambierà nuovamente nome in Comiziano, N.d.A].

[Nell’articolo originale segue la trascrizione integrale del verbale].

Anche in questo caso, come per il Comune di Marzano, il riferimento scelto per la denominazione appare abbastanza ovvio, sia per l’importanza del Comune di Nola, sia per un antico legame storico e culturale. Tuttavia è pur vero che per distinguersi dagli altri comuni omonimi sarebbe bastato aggiungere il riferimento alla frazione di Gallo, affiancato al nome di Cumignano, che, come si può leggere nell’intestazione della delibera, il Comune già utilizzava almeno negli atti ufficiali, in quanto si era sempre riconosciuto in quel doppio toponimo. L’aggiunta del riferimento a Nola rendeva il nome del Comune alquanto lungo, ma è molto probabile che il Consiglio fosse talmente preoccupato di soddisfare le continue richieste del Prefetto, da curarsi poco della forma finale che avrebbe avuto la nuova denominazione. Ancora una volta nella delibera non si accenna a particolari omonimie o eventuali equivoci derivati dalle stesse e il rimarcare più volte che il provvedimento era opportuno e indispensabile sembrerebbe il solito tentativo di giustificarlo agli occhi dello stesso Consiglio Comunale e soprattutto della popolazione.

Il 2 febbraio 1863, il nuovo Segretario Generale del Ministero dell’Interno, Silvio Spaventa, spedì al Prefetto di Terra di Lavoro l’estratto del R. D. n. 1078 firmato dal Re «… in udienza del 14 Dicembre 1862 col quale…» [ASCe, fasc. 5666, vol. III, n. 303, Trasmissione di Estratti di R. Decreto per nuova denominazione di Comuni. / S. Donato – S. Paolo – Vairano – Carbonara – Belmonte – S. Andrea – Castelluccio – Calvi – Orta – Coreno – Raiano – Piedimonte – Rocchetta – San Cipriano] venivano autorizzati i Comuni di Carbonara e San Paolo «… a cangiare l’attuale loro denominazione in conformità della deliberazione del rispettivo Consiglio Com.le…» [ibidem]. Dieci giorni più tardi il Prefetto inviava al Ministero la delibera emessa dal Consiglio Comunale di Cumignano e spediva al Sottoprefetto del Circondario di Nola «… i relativi estratti del R.° Decreto perché faccia tenerli ai Sind.i …» [ASCe, fasc. 5666, vol. III,  Prot.° 2874, Spet.a Denominazione de’ comuni /Sotto Pref.° di Nola / Carbonara – S. Paolo / Sotto Pref.° di Formia / S. Andrea – Coreno / Sotto Pref.° di Sora / Belmonte – Castelluccio – Piedimonte – S. Donato / Simile al Sotto Pref.° di Piedimonte per Raiano] dei Comuni di S. Paolo e di Carbonara.

Ormai, della lunga lista, stilata nella circolare ministeriale del 30 giugno 1862, in tutta la Provincia di Terra di Lavoro rimanevano inadempienti soltanto pochi Comuni e Palma era l’unico del circondario di Nola a non aver ancora emesso la delibera richiesta. Pertanto il 12 marzo 1863 il Prefetto scrisse al Sottoprefetto di Nola

[Nell’articolo originale segue la trascrizione integrale del foglio in questione]

e il Sottoprefetto gli rispose il 28 marzo.

[Nell’articolo originale segue la trascrizione integrale del foglio in questione].

Tuttavia, nonostante le rassicurazioni del Sindaco e del Sottoprefetto, la delibera tardava ad arrivare, così che il Prefetto il 28 aprile, a più di un mese dalla risposta del Sottoprefetto, fu costretto a spedire un nuovo foglio.

[Nell’articolo originale segue la trascrizione integrale del foglio].

E nello stesso giorno chiedeva al Ministero dell’Interno di trasmettergli «… le Sovrane determinazioni su’ voti de’ Consigli de’ controscritti Municipi pel cambiamento o modifica dell’attuale denominazione de’ rispettivi comuni» [ibidem] tra i quali c’era quello di Cumignano.

La risposta del Segretario Generale giunse prontamente il 7 maggio.

[Nell’articolo originale segue la trascrizione integrale del foglio in questione].

Finalmente, il 9 maggio, il Sottoprefetto del Circondario di Nola scriveva al Prefetto della Terra di Lavoro che si onorava di «… rassegnarle un verbale del Consiglio Municipale di Palma col quale ha approntata novella denominazione al Comune, coll’aggiunta di Palma Campania» [ASCe, fasc. 5666, vol. III, n. 1630, Palma. Novella denominazione].

[Nell’articolo originale segue la trascrizione integrale del verbale del Consiglio Comunale di Palma trasmesso alla Prefettura].

L’estrema sinteticità della delibera, la totale assenza in essa di particolari condizioni di necessità a motivare la denominazione (come l’identità con altri comuni o gli eventuali equivoci postali) e soprattutto l’ingiustificato ritardo con cui fu emessa sono fattori indiscutibili, che provano la contrarietà e la riluttanza del Consiglio Comunale di Palma nell’adempiere alla richiesta della circolare prefettizia n. 6645, emessa ben dieci mesi prima. Alla fine, però, anche il Comune di Palma si era dovuto piegare al volere del Regno, deliberando la nuova denominazione del Municipio con l’aggiunta di Campania. Si tratterebbe di un’aggiunta storico-geografica, in quanto sicuramente ci si riferiva alla Campania Felix del periodo romano, poiché l’attuale Regione Campania fu istituita politicamente e definita geograficamente soltanto nel 1947. Ma si trattò soprattutto anche di una scelta dettata da un forte sentimento campanilistico, perché in quel modo si evitò il riferimento a Nola, come alcune volte in passato il Comune era stato identificato.

Il 3 giugno, il Segretario Generale del Ministero dell’Interno spedì al Prefetto di Terra di Lavoro il «… Regio Decreto firmato da S. M. in udienza delli 26 Marzo ult. scorso…» [ASCe, fasc. 5666, vol. III, n. 909, Nuova denominazione di Comuni] del Comune di Cumignano, invitandolo a farlo pervenire al Comune stesso. Il 15 giugno, invece, il Prefetto rispondeva al Segretario Generale, informandolo di aver ricevuto i D. R. e che avrebbe inviato le deliberazioni di alcuni Comuni, tra cui quella di Palma, «… le sole che mancavano al completamento del lavoro … [chiedendo] … di ottenere la stessa sovrana autorizzazione…» [ASCe, fasc. 5666, vol. III, prot. 13632, Spet.e 13221, Denominazione di Comuni / (Riscontro alla nota di 3 stante Segret.o Gen.le Divis.e 5a Sez.e 1a n. 909) / Trasmissione con l’autorevole nota segnata in margine / Casanova / Marzano / Palazzolo / Cumignano]. Nello stesso giorno trasmetteva al Sottoprefetto del Circondario di Nola l’estratto del R. D. di Cumignano, pregandolo di farlo pervenire al Sindaco e poi spedì una lettera al Segretario Generale del Ministero dell’Interno, nella quale avanzava una nuova richiesta, quella del Comune di Vairano, che voleva essere ridenominato.

[Nell’articolo originale segue la trascrizione integrale del foglio in questione].

Si apriva, quindi, un nuovo caso nell’infinita vicenda delle denominazioni dei Comuni perché, come Vairano, altri Municipi del Regno iniziavano a fare pressioni per poter modificare il nome, già autorizzato con R. D., insoddisfatti della precedente scelta, fatta forse con troppa fretta e superficialità. In merito alla questione il Segretario Generale del Ministero rispose al Prefetto solo il 25 agosto forse a causa delle doverose consultazioni che occorsero per stabilire la giusta linea di condotta da tenere in questa delicata situazione che fu ferma e decisa.

[Nell’articolo originale segue la trascrizione integrale della risposta del Ministro al Prefetto].

La risposta, infatti, non lasciava alcuno spazio a correzioni successive al R. D. e la vicenda di Vairano fu d’esempio per tutti gli altri Comuni che avrebbero voluto avanzare simili richieste. Addirittura si evitava di derogare al R. D. anche quando le denominazioni già autorizzate rischiavano di creare nuove omonimie con altri Comuni, come avvenne per il già citato caso del Comune di Schiavi di Formicola, poi denominato Liberi, o per quello successivo di S. Germano, poi denominato Cassino.

Intanto, il 14 agosto, il Prefetto aveva inviato allo stesso Segretario Generale una lettera nella quale si rinnovava «… le più calde premure perché si compiaccia provocare le Sovrane risoluzioni su’ voti de’ controscritti Municipi [tra cui quello di Palma, N.d.A.] che mi dava l’onore di rassegnare co’ diversi rapporti segnati in margine pel cambiamento e modifica della rispettiva antica denominazione…» [ASCe, fasc. 5666, vol. III, prot.° 13632, Spet.e 13122, Denominazione di Comuni / S. Gregorio – 10 settembre 1862 – n.° 8265 / Sasso – 16 aprile 1863 – n.° 8300 / Isola – 16 aprile 1863 – n.°8300 / Vairano – 15 giungo 1863 n.° 13220 / Palma – 15 giugno 1863 N.° 13221 / Campoli – 15 giugno 1863 N.° 13221 / S. Germano – 15 giugno 1863 N.° 13221 / Valle di Prata – 15 giugno 1863 N.° 13221].

La risposta a questa sollecitazione da parte del Segretario Generale arrivò il 7 settembre, quando fu trasmesso al Prefetto di Terra di Lavoro l’estratto del R. D. n. 1425, firmato dal Re «… in udienza del 26 luglio scorso con cui viene cambiata la denominazione …» [ASCe, fasc. 5666, vol. III, n. 3498, Denominazione dei comuni di Palma, S. Germano, Campoli, Valle di  Prata, Isola] del Comune di Palma. Lo stesso Prefetto, il 12 settembre, provvederà a trasmettere l’estratto al Sottoprefetto del Circondario di Nola, pregandolo di farlo recapitare al Sindaco.

BIBLIOGRAFIA
ASCe = ARCHIVIO DI STATO DI CASERTA, Prefettura, Carte Amministrative, Inventario, I.

GURI = GAZZETTA UFFICIALE DEL REGNO D’ITALIA.

NAPPI, P., 1990, Un paese nella gloria del sole: Palma Campania, Torre del Greco.

SORRENTINO L., 2004, Recuperata ulteriore testimonianza storica: Regio Decreto di cambio denominazione di Palma in Palma Campania, in “Il Meridiano”, anno XI, n. 2/106, 29 febbraio, p. 19.

SORRENTINO, L., 2010, Il decennio preunitario nel distretto di Nola, estr. da “Atti del Circolo Culturale B. G. Duns Scoto di Roccarainola“, n. 35-36, dicembre.

 

Ringrazio i dipendenti dell’Archivio di Stato di Caserta per i consigli, la gentilezza e la disponibilità che mi hanno dimostrato durante tutta questa ricerca. Un grazie va anche al direttore del G.A. Terra di Palma, Maria Maddalena Nappi, e a tutti i soci per il prezioso aiuto e continuo sostegno.

Nella foto in apertura di questo articolo, copia originale del R. D. n. 1425 spedita ad Amantea il 4 ottobre 1863.

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