Palazzo Aragonese di Palma Campania


di Luigi Sorrentino

Le vicende del Palazzo Ducale, più noto come Aragonese, sono legate alla storia del feudo di Palma, perché l’edificio fu la sede dei feudatari che si avvicendarono nel corso dei secoli, a partire dalla fine del XV secolo. L’ultima erede dei baroni Compagna, che acquistarono il Palazzo Aragonese e il feudo di Palma dai Saluzzo di Corigliano nel 1828, agli inizi del 2000, prima che fosse trasferita in una casa di riposo per anziani, era ancora proprietaria di due ampi saloni a primo piano e sovrastanti sottotetti di copertura, beni che cercò di vendere in diverse occasioni al Comune di Palma Campania, ma senza esito.

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La corte del Palazzo Aragonese di Palma Campania con sullo sfondo le scuderie, vista dall’atrio

Il palazzo conobbe un periodo di grande splendore con i sovrani aragonesi e con i Della Tolfa che lo acquistarono nel 1529  e nel 1551 passarono ad ampliarlo e ad abbellirlo con importanti opere d’arte, come il mirabile impiantito (pavimento maiolicato con mattonelle polimorfe realizzate in loco) creato da Mastro Pietro da Aversa, e gli otto medaglioni in ceramica maiolicata invetriata di produzione napoletana, ma influenzati dall’arte fiorentina dei della Robbia, minuziosamente descritti dal Nappi nel 1938, quando erano ancora incastonati in bella mostra nelle pareti del palazzo: cinque nella parete sud del muro di cinta del giardino, due sul pianerottolo dello scalone e uno conservato in cocci in una sala del palazzo.

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Il muro perimetrale del giardino con torretta e apertura di servizio del Palazzo Aragonese di Palma Campania visto da largo Madonna dell’Arco, da una cartolina dei primi anni del ‘900

Ma anche gli altri feudatari che si susseguirono nella proprietà investirono notevoli risorse nel restauro e nell’abbellimento del monumento. In particolare il Duca Nicola di Bologna spese molte centinaia di ducati per la ristrutturazione dell’edificio, abbellendolo con tele e dipinti, opera di numerosi artisti napoletani (a questo periodo risalgono gli affreschi ancora presenti nei locali adibiti ad erario e posti sulla destra, all’ingresso del Palazzo). Sistemò anche il giardino e lo arricchì di vasi e di siepi di bosso.

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Lo stemma araldico, in marmo bianco, della famiglia Compagna sulla chiave di porta dell’arcata d’ingresso in piperno del Palazzo Aragonese di Palma Campania

La facciata principale è scandita da tre ordini di apertura tardo cinquecenteschi nel disegno e nel rapporto dimensionale. Al centro dell’edificio, il portone di entrata è costituito da una semplice cornice di piperno, sormontata al centro dallo stemma, in marmo bianco, della famiglia Compagna, raffigurante un leone rampante.

Durante l’ultima guerra mondiale il palazzo fu occupato prima da militari tedeschi, poi dai militari dell’esercito alleato ed, infine, da famiglie di sfollati che avevano avuto le case distrutte dai bombardamenti. Dal cortile si accedeva una volta ad un grande giardino, che dopo la guerra fu venduto e sfruttato come area edificabile.

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A destra: muro perimetrale  con angolo merlato e porte d’entrata del secondo giardino posto di fronte alla facciata del Palazzo Aragonese di Palma Campania, da una cartolina degli anni 30 del ‘900

Un secondo immenso giardino si estendeva davanti alla facciata principale del palazzo, come si riscontra dalla rivela (dichiarazione dei redditi dell’epoca) del Duca Nicola di Bologna nel Catasto Onciario del 1753. L’ultimo erede maschio dei Compagna, che viva nel Palazzo, cadde in disgrazia economica e, benché dichiarato dai suoi eredi incapace di intendere e volere, perdette la proprietà in giudizi in cui non poté neanche difendersi a favore di creditori che acquisirono il palazzo con i due giardini, aggirando così la normativa sulla tutela dei beni monumentali ed artistici. Il maggiore creditore che si costituì in giudizio, all’epoca proprietario della teleria Franchomme di Sarno, lottizzò i giardini e parte del palazzo, riuscendo a disfarsi della proprietà in breve tempo, molto probabilmente perché consapevole dell’irregolarità con cui l’aveva acquisita. Grazie al Sindaco Biagio Sodano, però, nei primi anni cinquanta buona parte del secondo giardino fu espropriato e destinato a campo sportivo e mercato ortofrutticolo, sottraendolo così al sacco edilizio che si era realizzato nell’altro giardino alle spalle e al lato meridionale del palazzo.

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Scalone laterale sinistro che da accesso ai piani superiori del Palazzo Aragonese di Palma Campania

E’ certo che dal 1950 al 1970 il Palazzo Ducale ha rifornito con assiduità il mercato antiquario napoletano e nazionale. Si conservano presso collezionisti napoletani alcune pregiate maioliche di Mastro Pietro d’Aversa. Il Gruppo Archeologico Terra di Palma ha ricevuto in promessa la donazione di alcune di queste maioliche, che si augura possano essere accolte quanto prima in un museo civico locale. Attualmente alcuni esemplari sono esposti al Museo della Ceramica di Faenza e al Museo Archeologico Nazionale di Nola.

Degli otto medaglioni a ceramica invetriata, nel dicembre del 2000, è stato messo all’asta dalla Pandolfini di Firenze quello raffigurante un busto muliebre (leggi qui). Invano il Gruppo Archeologico Terra di Palma con un esposto del 2 dicembre 2000 ha tentato di farne sospendere la vendita e con una successiva nota del 14 febbraio 2001 ha chiesto di verificare la legittimità delle notifiche ministeriali, sollecitandone anche l’esproprio o il diritto di prelazione. Ci si augura che le autorità preposte e l’intera cittadinanza s’impegnino per un’adeguata tutale e valorizzazione di ciò che resa del Palazzo Aragonese di Palma Campania che rappresenta, nonostante i danni subiti e le notevoli menomazioni al suo ricchissimo patrimonio artistico, uno dei monumenti più significativi del periodo rinascimentale nel Napoletano.

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Il medaglione muliebre originariamente appartenuto al Palazzo Aragonese di Palma Campania in vendita dalla Casa d’Aste Pandolfini nel dicembre 2000

L’edificio, nonostante sia sotto la tutela della L.1909 n.364 e sia stato dichiarato monumento nazionale, attende ancora un restauro che lo riporti al suo originario aspetto.

© Diritti riservati. Riproduzione consentita previa citazione della fonte.

The Ducal Palace

The courses of the Ducal Palace, well-known as because the buiding was the seat of the feudals that followed one another in the course of the centuries.

It got built, around the end of the 15th century, by Raimondo Orsini, count of Nola, by order of Alfonso I of Aragona, that chose the palace of Palma for the Hawking. After the partecipation of Orsinis to the Barons revolt, the building was commondured by the King of Naples, that pout it up for sale.

Bought by the lords Della Tolfa from San Valentino, it passed to the daughter, donna Vittoria, who married Scipione Pignatelli, marquis of Lauro. The son Camillo for debts had to sellit to the princess Maria di Cariati. It was bought by a representative of the emergent middle class of the tribunal of Napoli Massimo Passaro and from 1663 it became fief of the noble napoletan family Di Bologna, owner of the seat of Nido in the Napoletan Parliament. Nicola Di Bologna turned as duke of Palma, kept the fief from 1663 to 1725, when it was inherited by the homonimus nephew Nicola and then the brother Ascanio, died without heirs. From then it started a conflict in the family for the succession between the wife of Ascanio, Maria Loffredo, and the nephew Gennaro Caracciolo. At the end the fief was acquired by Caracciolo that for debts, sold it to Giacomo Saluzzo, duke of Corigliano and from him it passed to the barons Compagna.

The palace knewn a period of splendour with Di Bologna family. Young Nicola invested hundreds of ducats for the restoration of the building, embellishing it with canvas and paintings, works of many Napoletan artist. He fixed up also the garden and enriched it with vases and hedges.

The building in spite of it is under the tutelage of the law 1909 N. 364 and it is declared national monument, is still waiting a restoration that would bring it to the original look.

The principal front is scanned by three lines of opening of the late Cinquecento. At ground line there are twelve rectangular windows they alternate at little balconies, some of them in Catalan style. At last floor, instead, there are seven windows sormounted by a round arch. On two sides of the big front can be noted two openings embellished by a triangular eardrum. At the center of the building the entrance front door is constitued by a simple frame in piperno, sormounted in the center by the coat of arms, in white marbles, of Compagna’s family (errata corrige, n.d.r), representing a rampant lion. Inside the rectangular courtyard the architraves of the revenue ambients have two inscription in latin: Cereri Baccoque Dicatum e Genio Dicatum. From the courtyard it was possible to get inside a big garden, that after the War was sold to be a building land. They are preserved by Napoletan collectors the esteemed majolicas of Mastro Pietro d’Aversa and some glazed medallion, artistic evidences of the 16th century that were embellishing the palace.

(Il testo in inglese è tratto dalla brochure Palma Campania. Itinerario tra Storia e Arte, a cura di Nappi Maria Maddalena, Buonagura MichelaIervolino Salvatore, stampata dal Liceo Classico “Antonio Rosmini” di Palma Campania per il progetto P.O.P P. 40025 11. Sottoprogramma 9. Misura P.3. Modulo 6.1.)

© Diritti riservati. Riproduzione consentita previa citazione della fonte.


Nella foto in apertura di questo post: La facciata del Palazzo Aragonese di Palma Campania nei primi anni 2000.

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